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Intelligenza artificiale e infortuni nella corsa: verso una prevenzione predittiva

Intelligenza artificiale e infortuni nella corsa: verso una prevenzione predittiva

 

Gli infortuni correlati alla corsa rappresentano uno dei principali limiti alla continuità dell’allenamento sia nei runner amatoriali sia negli atleti competitivi. Le stime epidemiologiche riportano tassi annuali che possono superare il 50%, con una prevalenza significativa di lesioni da sovraccarico a carico di ginocchio, tibia, tendine d’Achille e fascia plantare.

 

Per decenni la ricerca ha cercato di individuare “il” fattore di rischio principale: chilometraggio elevato, tecnica di corsa, tipo di appoggio, scarpe, debolezza muscolare. Tuttavia, l’evidenza accumulata suggerisce che nessuna di queste variabili, isolatamente, sia in grado di spiegare in modo robusto l’insorgenza degli infortuni.

 

Un recente studio pubblicato su NPJ Digital Medicine e indicizzato su PubMed ha introdotto un cambio di paradigma: applicare modelli di machine learning multidisciplinari per prevedere il rischio individuale di infortunio nei runner.

I modelli di machine learning sono algoritmi matematici che permettono a un computer di imparare dai dati e fare previsioni o prendere decisioni senza essere programmato esplicitamente per ogni singola situazione.

In altre parole: invece di scrivere regole dettagliate, si forniscono esempi e il modello “impara” i pattern.

 

Dal modello lineare al sistema complesso

 

Il presupposto teorico dello studio è che l’infortunio non sia il risultato di una singola causa, ma l’espressione di un sistema complesso in cui interagiscono variabili biologiche, meccaniche, comportamentali e psicologiche.

 

I ricercatori hanno raccolto dati relativi a carico di allenamento (volume, intensità, variazioni settimanali), caratteristiche antropometriche, storia clinica, parametri biomeccanici, qualità del sonno, stress percepito e abitudini nutrizionali. Invece di analizzare ogni fattore separatamente attraverso modelli statistici tradizionali, è stato utilizzato un algoritmo di apprendimento automatico in grado di individuare pattern non lineari e interazioni tra variabili.

 

Questo approccio consente di superare i limiti dei modelli lineari classici, che spesso presuppongono relazioni semplici e indipendenti tra causa ed effetto.

 

Accuratezza predittiva e implicazioni cliniche

 

Il modello sviluppato ha mostrato una capacità predittiva significativa, con un’area sotto la curva ROC (AUC) pari a circa 0,78. In ambito clinico, un’AUC di questo livello indica una buona capacità di discriminare tra soggetti che svilupperanno un infortunio e soggetti che non lo svilupperanno.

 

È importante sottolineare che non si tratta di una previsione deterministica: il modello non “decide” chi si infortunerà, ma stima una probabilità di rischio sulla base di un insieme dinamico di informazioni. Tuttavia, anche una stima probabilistica può avere un impatto rilevante nella pratica: adattare il carico, intervenire su fattori modificabili, migliorare il recupero, modulare lo stress.

 

L’aspetto più innovativo non è soltanto l’accuratezza numerica, ma la conferma empirica che il rischio di infortunio emerge dall’interazione tra fattori molteplici. Ad esempio, un aumento del carico di allenamento può non essere problematico in un atleta ben recuperato e con basso stress psicologico, ma diventare critico in presenza di deprivazione di sonno o precedente storia di lesioni.

 

Dalla prevenzione reattiva alla prevenzione predittiva

 

Tradizionalmente, l’approccio alla gestione degli infortuni nella corsa è stato reattivo: si interviene dopo la comparsa del dolore. Anche le strategie preventive spesso si basano su raccomandazioni generiche, come evitare aumenti di chilometraggio superiori al 10% settimanale.

 

Il modello proposto apre alla possibilità di una prevenzione realmente personalizzata. Integrando dati provenienti da wearable, questionari psicologici e monitoraggio del carico interno ed esterno, diventa teoricamente possibile aggiornare in modo continuo il profilo di rischio di un runner.

 

Ciò non implica la sostituzione del giudizio clinico, ma piuttosto il suo potenziamento attraverso strumenti quantitativi avanzati.

 

Limiti e prospettive future

 

Come ogni studio, anche questo presenta limiti. I modelli di machine learning dipendono fortemente dalla qualità e dalla rappresentatività dei dati inseriti. Inoltre, l’implementazione pratica richiede validazioni esterne su popolazioni differenti e contesti reali.

 

Tuttavia, la direzione è chiara: la corsa deve essere interpretata come un sistema adattativo complesso. L’infortunio non è un evento casuale, ma il risultato di un equilibrio dinamico che può essere monitorato e, almeno in parte, previsto.

 

La sfida futura non sarà soltanto raccogliere più dati, ma integrarli in modo significativo per guidare decisioni cliniche e di allenamento realmente individualizzate.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

      1.        Han Wu, Katherine B. Wavell, Michael R. Barnes et al, Multidisciplinary prediction of running-related injuries using machine learning. NPJ Digital Medicine. 2026

      2.        Bertelsen ML, Hulme A, Petersen J, et al. A framework for the etiology of running-related injuries. Br J Sports Med. 2017;

      3.        Nielsen RO, Bertelsen ML, Møller M, et al. Training load and structure-specific load: applications for sport injury causality and data analyses. Br J Sports Med. 2018

      4.        Bittencourt NFN, Meeuwisse WH, Mendonça LD, et al. Complex systems approach for sports injuries: moving from risk factor identification to injury pattern recognition. Br J Sports Med. 2016

 

Scritto da Mattia Terranova 

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