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Bonus psicologo 2024. Di cosa si tratta e come ottenerlo

Cos’è il bonus psicologo?

Si tratta di un contributo dell’INPS per sostenere le spese relative a sedute di psicoterapia, per coloro che desiderano beneficiare di un percorso psicologico.

Chi può richiederlo?

  • Persone residenti in Italia
  • Coloro che possiedono un ISEE in corso di validità con un valore non superiore a 50mila euro

Quando richiederlo?

La domanda di bonus psicologo deve essere presentata dal 18 marzo al 31 maggio 2024.

Dove si richiede?

Sul sito dell’INPS accedendo al servizio “Contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia – Bonus psicologo” tramite SPID, CIE (carta identità elettronica) o CNS (carta nazionale dei servizi).

Al termine del periodo stabilito per la presentazione della domanda, saranno redatte le graduatorie per l’assegnazione del beneficio nei limiti delle risorse stanziate che tengono conto del valore dell’ISEE e, a parità del valore ISEE, dell’ordine di presentazione della domanda.

In cosa consiste il bonus?

Il beneficio copre un importo fino a 50 euro per ogni seduta di psicoterapia e sarà erogato fino al raggiungimento dell’importo massimo assegnato in base ai seguenti limiti di ISEE:

  • ISEE inferiore a 15mila euro: importo massimo di 1.500 euro per ogni beneficiario (30 sedute);
  • ISEE compreso tra i 15mila e i 30mila euro: importo massimo di 1.000 euro per ogni beneficiario (20 sedute);
  • ISEE superiore a 30mila e non superiore a 50mila euro: importo massimo di 500 euro per ogni beneficiario (10 sedute).

Il bonus è riconosciuto una sola volta in favore del richiedente.

Come sapere se ho ottenuto il bonus?

In caso di accoglimento della domanda verrà comunicato al beneficiario l’importo del contributo e il codice univoco da consegnare al professionista presso cui si tiene la sessione di psicoterapia.

Per usufruire del contributo, il codice univoco deve essere utilizzato per la prenotazione delle sessioni di psicoterapia entro 270 giorni dall’accoglimento della domanda.

Superato il suddetto termine il codice univoco sarà annullato.

Per maggiori info e per scaricare il tutorial dell’inps: https://www.inps.it/content/inps-site/it/it/dettaglio-scheda.schede-servizio-strumento.schede-servizi.bonus-psicologo—contributo-per-sostenere-le-spese-relative-a-sessioni-di-psicoterapia-58955.contributo-per-sostenere-le-spese-relative-a-sessioni-di-psicoterapia-bonus-psicologo.html

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A cura del dott.ssa Martina Schilirò

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Incontinenza urinaria. Il ruolo della fisioterapia.

L’incontinenza urinaria è una condizione che viene percepita principalmente come un disturbo della persona anziana, ma è più comune di quel che si pensi: ne soffrono ragazze in età adolescenziale, giovani donne e nella mezza età, donne in menopausa.

Si parla di incontinenza, infatti, anche quando si fa fatica a trattenere l’urina durante piccoli sforzi come starnutire, ridere, tossire, saltare, correre e sollevare pesi.

L’esigenza di indossare il salvaslip nelle circostanze in cui è necessario svolgere attività come la corsa o la lezione di kick boxing in palestra non deve essere considerata la normalità, deve anzi essere spia di un problema da indagare più a fondo, legato alla salute del pavimento pelvico.

In particolare, si ha incontinenza quando i muscoli del pavimento pelvico non hanno la capacità di fare ciò a cui sono deputati, ovvero contenere gli organi (utero, vescica e retto), l’urina e le feci.

Più che di una debolezza muscolare in sé, si tratta di:

  • un problema di propriocezione, ovvero la difficoltà ad individuare e percepire la muscolatura interna ed esterna del pavimento pelvico;

  • una dissinergia con il diaframma respiratorio, responsabile, assieme a quello pelvico, di regolare le pressioni endoaddominali, per cui si ha un’eccessiva spinta sulla parete addominale e sugli organi pelvici che porta alle perdite durante gli sforzi;

  • uno schema posturale tendente al tilt pelvico anteriore che predispone alla lassità o ipotono delle strutture e alla difficoltà nel controllo muscolare durante il movimento.

    La fisioterapia è una risorsa cruciale nella riabilitazione dell’ipotono pelvico.

    La paziente e la fisioterapista, infatti, possono costruire un percorso cucito sulle esigenze uniche e personali di ognuna:

  • insieme, si prendono in considerazione le caratteristiche fisiche e la storia di vita (gravidanze, cali ponderali, infortuni pregressi, dolori presenti in altre zone del corpo, stress, ansia e depressione) che plasmano e segnano il corpo in un modo che è differente e cambia da persona a persona;

  • si lavora sulla percezione corporea, l’esplorazione delle aree del corpo difficilmente percepite, creando una mappa mentale della zona con l’aiuto del movimento del bacino e della colonna vertebrale;

  • si riscopre la respirazione diaframmatica, ripristinando la sinergia tra i due diaframmi e una corretta pressione endoaddominale che verranno associate al movimento dei vari segmenti corporei;

  • si procede con l’attivazione del muscolo trasverso dell’addome e alla coordinazione con la contrazione pelvica.

    Questa è la base di lavoro che ci consente di procedere all’automatizzazione delle attivazioni muscolari di core e pavimento pelvico durante le attività della vita quotidiana, come sollevare piccoli pesi o camminare a passo svelto senza perdite urinarie, per poi trasferire queste abilità anche in attività più complesse come il salto, la corsa, l’esercizio fisico in palestra.

    Le perdite urinarie, anche piccole, non sono normali. 

    Risolviamole insieme!

incontinenza urinaria

A cura della dott.ssa

Giulia Tosques

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Pavimento Pelvico Femminile. Perché è così importante?

Ultimamente sempre più spesso si sente parlare di pavimento pelvico e, ancora di più, di pavimento pelvico in gravidanza. Ma cos’è? Cosa fa? E quando è utile fare una visita di valutazione del pavimento pelvico in gravidanza?

Andare a fondo e scoprire insieme questa zona anatomica può essere di grande aiuto in un’ottica preventiva (prevenire è sempre meglio che curare!) oppure in caso di disfunzioni già presenti, per capire meglio cosa è possibile fare per prendersene cura nella vita di tutti i giorni e durante le settimane di gravidanza.

Iniziamo dalla base per non lasciare spazio a fraintendimenti: cos’è il pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico è l’insieme dei muscoli che chiude inferiormente il bacino, per intenderci è tutta la zona anatomica che si poggia sul sellino della bicicletta. Si compone di tre strati muscolari che hanno molteplici funzioni. In linea generale è importante sapere che è bene parlare di pavimento pelvico in qualsiasi fase della vita di una donna, a qualsiasi età: la pubertà, la fertilità, la gravidanza, il puerperio e la menopausa costituiscono importanti fasi di cambiamento nella vita della donna, e il pavimento pelvico rappresenta il distretto corporeo dove tutte queste variabili temporali convergono, spesso generando alterazioni che si riflettono sulla sfera genito-urinaria e sessuale.

Ma quali sono le principali funzioni del pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico normotonico sostiene gli organi pelvici: quando questo complesso muscolare presenta un’insufficienza o un’alterazione di tono, viene meno la funzione di sostegno degli organi pelvici, quindi della vescica, dell’utero e/o del retto, dando luogo a una loro possibile discesa che per definizione prende il nome di prolasso.

Inoltre, quando i muscoli del pavimento pelvico sono normotonici, allora garantiscono la continenza di urina, gas e feci: i muscoli del pavimento pelvico svolgono infatti un ruolo fondamentale nel controllo volontario della minzione e della defecazione, ciò significa che al contrario quando il tono è alterato si può verificare un’incontinenza urinaria e/o fecale.

Il pavimento pelvico è coinvolto nel rapporto sessuale e quindi influenza la qualità stessa del rapporto. Favorisce la circolazione locale, il ritorno venoso e linfatico della parte inferiore del corpo, quindi degli arti inferiori.

Durante la gravidanza, il pavimento pelvico sostiene l’utero gravidico, deve essere abbastanza forte e al tempo stesso elastico per supportare al meglio l’aumento di peso fisiologico tipico della gestazione. Poi durante tutto il travaglio sostiene il collo dell’utero fino a una completa dilatazione cervicale, funzionale alla fase del parto. Durante la fase espulsiva accompagna il/la bimbo/a nella discesa attraverso il canale del parto, permettendo la nascita. E per finire protegge gli organi, il/la bambino/a e l’integrità della donna.

Per aiutare il pavimento pelvico ad assolvere a tutte le sue funzioni nel migliore dei modi, è bene che sia normotonico, ossia che il tono di base muscolare sia normale: in grado di attivarsi, quindi contrarsi, e di rilassarsi al bisogno, a seconda delle azioni che si svolgono nel quotidiano. È nella vita di tutti i giorni, infatti, che ci giochiamo la nostra salute: tutte le volte che il pavimento pelvico non viene coinvolto durante gli sforzi addominali, di qualsiasi tipo ed entità, lo stiamo sollecitando inutilmente, preparando il terreno fertile per eventuali future disfunzioni del pavimento pelvico. Le problematiche a carico di questo distretto non insorgono improvvisamente: perpetuare uno stile di vita scorretto che porta a caricare continuamente il pavimento pelvico è la prima causa di insorgenza di disfunzioni del pavimento pelvico.

Allora cosa è possibile fare per avere maggiore consapevolezza della salute del proprio pavimento pelvico e imparare a prevenire eventuali problematiche future?

La visita di valutazione del pavimento pelvico rappresenta un’efficace e semplice tecnica di prevenzione delle problematiche a carico di questa zona.

Il pavimento pelvico non è un fatto che riguarda esclusivamente le donne anziane. Non è raro, infatti, che le prime alterazioni del pavimento pelvico si abbiano già in giovane età: stiamo parlando del fatto che un pavimento pelvico anche alla tenera età di 18 anni possa essere ipotonico (incapace o poco capace a contrarsi) o ipertonico (eccessivamente contratto per cui risulta difficile il rilassamento muscolare). In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una situazione considerata alterata, che può molto probabilmente portare a problematiche a carico del pavimento pelvico.

Fare prevenzione significa intervenire prima ancora che il problema sia comparso per evitare che in futuro possa presentarsi.

Grazie alla visita di valutazione del pavimento pelvico sarà possibile pianificare un eventuale percorso di rieducazione o riabilitazione a seconda del quadro riscontrato.

Inoltre, lavorare sul pavimento pelvico produce indirettamente anche altri benefici molto interessanti:

  • Miglioramento della peristalsi intestinale
  • Miglioramento dei dolori a carico della schiena e/o della colonna vertebrale
  • Miglioramento dei dolori legati al ciclo mestruale e ovarico
  • Miglioramento della qualità dei rapporti sessuali

Le figure professionali che si occupano di pavimento pelvico sono: l’ostetrica, la fisioterapista, l’infermiera, che si occupano di pavimento pelvico femminile.

Rappresentano un campanello di allarme per il pavimento pelvico le seguenti situazioni:

  • Stitichezza o iperattività intestinale
  • Incontinenza di urina, gas o feci
  • Infezioni urinarie, vaginosi o vaginiti ricorrenti che stentano a guarire
  • Sensazione di peso in vagina, come se ci fosse un ingombro
  • Difficoltà o dolore durante i rapporti sessuali
  • Sensazione di incompleto svuotamento vescicale durante la minzione
  • Sport ad alto impatto o a livello agonistico
  • Presenza di cicatrici da parto (sull’addome per il parto cesareo, sul perineo per il parto vaginale)
  • Presenza di beanza vulvare post-parto
  • Gravidanza e post-parto rappresentano di per sé una fase delicata ed effettuare una valutazione del pavimento preventiva è l’ideale
  • Nel caso di diastasi dei muscoli retti dell’addome

La bella notizia è che qualsiasi sia la situazione del pavimento pelvico è possibile effettuare un lavoro personalizzato di rieducazione o riabilitazione a seconda dell’entità della problematica del pavimento pelvico.

L’obiettivo ultimo di un percorso di pavimento pelvico, sia se si effettua in un’ottica preventiva sia se vi è la presenza di una disfunzione, è imparare ad attivare tutta la zona del pavimento pelvico al bisogno, a seconda dei gesti e delle azioni del quotidiano, per non sollecitarlo inutilmente ma coinvolgerlo ad hoc!

A cura della dott.ssa Roberta Mayer

 

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Dolore lombare in gravidanza.

Durante la gravidanza il corpo della donna subisce importanti cambiamenti, soprattutto nel terzo trimestre, portando a delle modifiche della postura. Infatti, l’aumento del peso molto spesso in combinazione ad una riduzione del movimento, può instaurare o accentuare alterazioni che sono alla base del dolore lombare in gravidanza.

Questo avviene perché i muscoli e i legamenti, per azione di relaxina ed estrogeni (ormoni protagonisti della gravidanza), si lasciano andare per garantire al bambino più spazio e comodità e permetterne il suo passaggio all’interno del canale del parto nella fase finale della gravidanza. L’aumento del volume dell’utero crea un allungamento della muscolatura addominale, che porta ad un maggior sforzo sulla muscolatura lombare che deve così cercare di compensare la mancanza di tono e forza addominale. Inoltre, la donna in gravidanza, ricercando il suo nuovo punto di equilibrio e stabilità posturale, aumenta la curva lombare (iperlordosi) e il bacino si inclina in avanti. Ne consegue un aumento della tensione di legamenti, muscoli e articolazioni del bacino e una riduzione della stabilità articolare, facendo così insorgere la sintomatologia dolorosa.

Ecco perché il dolore lombare durante la gravidanza è molto frequente ed è una delle principali condizioni per cui la gravida si affida all’osteopatia.

L’osteopatia infatti, può avere un’influenza positiva e quindi incidere sulla qualità di vita delle donne, andando a ridurre l’intensità dei loro sintomi e aiutandole ad affrontare nel miglior modo il periodo della gravidanza. Inoltre, il trattamento osteopatico riduce l’alterazione della funzionalità della colonna vertebrale, che spesso è caratteristica del terzo trimestre, riduce il dolore e l’incidenza di sviluppare complicanze durante l’intero arco della gravidanza, il travaglio e il parto.

A cura della dott.ssa

Lavinia Arnone

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Psicoterapia. Un viaggio per scoprire se stessi.

La psicoterapia è un viaggio affascinante all’interno del mondo interiore, un’opportunità per esplorare emozioni, pensieri e comportamenti con l’obiettivo di migliorare il proprio benessere psicologico.

Si tratta di un processo di aiuto basato sulla relazione, una navigazione esplorativa unica e personale intrapresa da paziente e psicoterapeuta.

Il processo terapeutico potrebbe essere paragonabile a una danza, nella quale il paziente esplora i movimenti della propria psiche mentre lo psicoterapeuta lo sostiene come un partner di ballo, accompagnandolo delicatamente attraverso le varie melodie delle emozioni e dei pensieri.

Quando parliamo di psicoterapia, facciamo di solito riferimento ad un processo il cui obiettivo è quello di fornire uno spazio sicuro e non giudicante in cui il paziente, all’interno di una relazione di fiducia con il terapeuta, possa sentirsi libero di esplorare i propri pensieri, emozioni e comportamenti, per migliorare la comprensione di sé e affrontare le sfide della vita.

Solitamente, questa si basa su alcuni principi:

  • Collaborazione e Alleanza Terapeutica: la psicoterapia si basa su una collaborazione stretta tra il paziente e lo psicoterapeuta. L’alleanza terapeutica è fondamentale per creare un ambiente in cui il paziente si senta sicuro ed empaticamente compreso;
  • Esplorazione dei Pensieri e delle Emozioni: nel corso della terapia, il paziente è incoraggiato ad esplorare e condividere i propri pensieri, emozioni, ricordi, sogni. Questo processo aiuta a osservare schemi di pensiero, dinamiche relazionali, processi consci e inconsci che orientano il paziente nella vita di tutti i giorni e che possono essere fonte di sofferenza.
  • Riflessione e Autoconsapevolezza: la psicoterapia promuove la riflessione e l’autoconsapevolezza. Comprendere le dinamiche interne può aiutare il paziente a prendere decisioni più consapevoli e a sviluppare una visione più equilibrata di sé stesso e degli altri.

A livello terapeutico, esistono molti e differenti approcci. Tra i più utilizzati, possiamo citare la psicoterapia psicodinamica, che esplora le dinamiche inconsce che influenzano il comportamento e le relazioni; la terapia cognitivo-comportamentale, che si concentra sull’identificazione e sulla modifica di modelli di pensiero negativi e sulla promozione di comportamenti più funzionali; la terapia sistemico-familiare, che si concentra prioritariamente sulle dinamiche relazionali coinvolgendo, se necessario, i membri della famiglia.

Indipendentemente dall’approccio utilizzato, è stato sottolineato più volte dalla ricerca empirica come uno dei principali fattori chiave per il successo sia la relazione terapeutica che si instaura tra paziente e terapeuta (Wampold et al., 2011).

Inoltre, è stato ormai dimostrato che la psicoterapia offre una gamma diversificata di benefici, tra cui:

  • Aumento dell’autostima e dell’autoconsapevolezza: Esplorare la propria interiorità può contribuire a una maggiore comprensione e accettazione di sé.
  • Miglioramento dell’umore e della qualità della vita: affrontare le sfide psicologiche può portare a un miglioramento significativo nella soddisfazione personale e nelle relazioni.
  • Sviluppo di strategie di coping efficaci: Imparare nuove abilità di coping può aiutare a gestire lo stress e le difficoltà quotidiane.
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Certo, chiedere aiuto non sempre è semplice. Incontrare uno psicoterapeuta può essere fonte di paure e, nel farne richiesta, può richiedere un atto di coraggio e di autocura. Tuttavia, la stanza del terapeuta può divenire un rifugio sicuro nel quale, tramite la collaborazione, la comprensione e la relazione di cura che si instaura, è possibile costruire una maggiore consapevolezza di sé ed una base solida per una vita più appagante e serena.

Nella stanza di psicoterapia, come nella tessitura di un arazzo, il terapeuta aiuta a intrecciare i fili in un disegno più comprensibile e significativo, creando una trama che riflette la storia unica del paziente.

A cura del dott.ssa Martina Schilirò

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Spazio mamma Reb.

Uno spazio di confronto per le neo mamme e i loro bimbi. 

Il percorso è strutturato in cinque incontri, ognuno dei quali affronterà una tematica specifica.

Questi incontri sono dedicati al confronto e al supporto, promuovendo un ambiente inclusivo e accogliente per condividere esperienze e affrontare insieme il percorso della maternità.

Gli incontri saranno gratuiti e si terranno il mercoledì mattina, dalle 10.00 alle 12.00, nelle seguenti date:

  • 14 febbraio: il corpo che cambia: pavimento pelvico, diastasi e cicatrici della nascita + sessualità nella coppia
  • 21 febbraio: le tappe evolutive dei bambini + la relazione con fratelli/sorelle più grandi
  • 28 febbraio: reflusso, colichette, plagiocefalia
  • ⁠13 marzo: il sonno dei bambini e dei genitori
  • 20 marzo: allattamento, svezzamento, stettamento

 

Un Team di professionisti al servizio delle mamme del quartiere!

Roberta Mayer – Ostetrica

Lavinia Arnone – Osteopata pediatrica  

Elisa Briccola – Psicoterapeuta dell’età evolutiva

spazio mamma

Per partecipare agli incontri è necessario riservare il posto.

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