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Incontinenza urinaria. Il ruolo della fisioterapia.

L’incontinenza urinaria è una condizione che viene percepita principalmente come un disturbo della persona anziana, ma è più comune di quel che si pensi: ne soffrono ragazze in età adolescenziale, giovani donne e nella mezza età, donne in menopausa.

Si parla di incontinenza, infatti, anche quando si fa fatica a trattenere l’urina durante piccoli sforzi come starnutire, ridere, tossire, saltare, correre e sollevare pesi.

L’esigenza di indossare il salvaslip nelle circostanze in cui è necessario svolgere attività come la corsa o la lezione di kick boxing in palestra non deve essere considerata la normalità, deve anzi essere spia di un problema da indagare più a fondo, legato alla salute del pavimento pelvico.

In particolare, si ha incontinenza quando i muscoli del pavimento pelvico non hanno la capacità di fare ciò a cui sono deputati, ovvero contenere gli organi (utero, vescica e retto), l’urina e le feci.

Più che di una debolezza muscolare in sé, si tratta di:

  • un problema di propriocezione, ovvero la difficoltà ad individuare e percepire la muscolatura interna ed esterna del pavimento pelvico;

  • una dissinergia con il diaframma respiratorio, responsabile, assieme a quello pelvico, di regolare le pressioni endoaddominali, per cui si ha un’eccessiva spinta sulla parete addominale e sugli organi pelvici che porta alle perdite durante gli sforzi;

  • uno schema posturale tendente al tilt pelvico anteriore che predispone alla lassità o ipotono delle strutture e alla difficoltà nel controllo muscolare durante il movimento.

    La fisioterapia è una risorsa cruciale nella riabilitazione dell’ipotono pelvico.

    La paziente e la fisioterapista, infatti, possono costruire un percorso cucito sulle esigenze uniche e personali di ognuna:

  • insieme, si prendono in considerazione le caratteristiche fisiche e la storia di vita (gravidanze, cali ponderali, infortuni pregressi, dolori presenti in altre zone del corpo, stress, ansia e depressione) che plasmano e segnano il corpo in un modo che è differente e cambia da persona a persona;

  • si lavora sulla percezione corporea, l’esplorazione delle aree del corpo difficilmente percepite, creando una mappa mentale della zona con l’aiuto del movimento del bacino e della colonna vertebrale;

  • si riscopre la respirazione diaframmatica, ripristinando la sinergia tra i due diaframmi e una corretta pressione endoaddominale che verranno associate al movimento dei vari segmenti corporei;

  • si procede con l’attivazione del muscolo trasverso dell’addome e alla coordinazione con la contrazione pelvica.

    Questa è la base di lavoro che ci consente di procedere all’automatizzazione delle attivazioni muscolari di core e pavimento pelvico durante le attività della vita quotidiana, come sollevare piccoli pesi o camminare a passo svelto senza perdite urinarie, per poi trasferire queste abilità anche in attività più complesse come il salto, la corsa, l’esercizio fisico in palestra.

    Le perdite urinarie, anche piccole, non sono normali. 

    Risolviamole insieme!

incontinenza urinaria

A cura della dott.ssa

Giulia Tosques

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Dolore lombare in gravidanza.

Durante la gravidanza il corpo della donna subisce importanti cambiamenti, soprattutto nel terzo trimestre, portando a delle modifiche della postura. Infatti, l’aumento del peso molto spesso in combinazione ad una riduzione del movimento, può instaurare o accentuare alterazioni che sono alla base del dolore lombare in gravidanza.

Questo avviene perché i muscoli e i legamenti, per azione di relaxina ed estrogeni (ormoni protagonisti della gravidanza), si lasciano andare per garantire al bambino più spazio e comodità e permetterne il suo passaggio all’interno del canale del parto nella fase finale della gravidanza. L’aumento del volume dell’utero crea un allungamento della muscolatura addominale, che porta ad un maggior sforzo sulla muscolatura lombare che deve così cercare di compensare la mancanza di tono e forza addominale. Inoltre, la donna in gravidanza, ricercando il suo nuovo punto di equilibrio e stabilità posturale, aumenta la curva lombare (iperlordosi) e il bacino si inclina in avanti. Ne consegue un aumento della tensione di legamenti, muscoli e articolazioni del bacino e una riduzione della stabilità articolare, facendo così insorgere la sintomatologia dolorosa.

Ecco perché il dolore lombare durante la gravidanza è molto frequente ed è una delle principali condizioni per cui la gravida si affida all’osteopatia.

L’osteopatia infatti, può avere un’influenza positiva e quindi incidere sulla qualità di vita delle donne, andando a ridurre l’intensità dei loro sintomi e aiutandole ad affrontare nel miglior modo il periodo della gravidanza. Inoltre, il trattamento osteopatico riduce l’alterazione della funzionalità della colonna vertebrale, che spesso è caratteristica del terzo trimestre, riduce il dolore e l’incidenza di sviluppare complicanze durante l’intero arco della gravidanza, il travaglio e il parto.

A cura della dott.ssa

Lavinia Arnone

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Legamento Crociato Anteriore e il rientro in campo.

Il mondo dello sport è spesso caratterizzato da momenti di gloria e successo, ma anche da sfide e infortuni. Uno degli infortuni più temuti è la lesione del legamento crociato anteriore (LCA), un evento che può mettere alla prova la determinazione e la forza di un atleta.
In questo articolo analizzeremo il ritorno in campo dopo un infortunio al LCA, rispondendo ad alcune domande tipiche che l’atleta si pone ed esplorando il ruolo della Riatletizzazione sport specifica prima del ritorno al gioco.

A cosa serve il Legamento Crociato Anteriore?

Il LCA è uno dei principali legamenti stabilizzatori del ginocchio, una struttura fibrosa che ha la funzione di stabilizzare l’articolazione, impedendo lo scivolamento anteriore della tibia rispetto al femore. Contribuisce a mantenere la stabilità durante movimenti come la corsa, il salto e i cambi di direzione.
Un infortunio a questo legamento può rappresentare una sfida significativa per uno sportivo, richiedendo un processo di recupero ben strutturato e guidato.

Come viene impostato il recupero post infortunio?

Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia di un programma riabilitativo che rispetti degli step fondamentali per il recupero ottimale dopo questo infortunio:

  1. Recuperare l’articolarità del ginocchio
  2. Recuperare il tono e la forza muscolare
  3. Ritorno alle attività quotidiane
  4. Ritorno progressivo allo sport

Il ritorno in campo dopo un infortunio al LCA richiede quindi pazienza, impegno e un approccio ben strutturato basato su evidenze scientifiche. Gli esercizi terapeutici, focalizzati sul rinforzo muscolare, la stabilità e la flessibilità, giocano un ruolo cruciale nel facilitare una ripresa completa.

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Quanto tempo ci vuole per tornare in campo?

Questa è una delle domande che più frequentemente ci vengono fatte.

La risposta più giusta è: dipende!

I tempi di recupero per tornare a fare sport dopo un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA) possono variare in base a diversi fattori, tra cui l’estensione del danno, il tipo di intervento chirurgico, la compliance del paziente alla riabilitazione, il tipo di sport praticato, il livello atletico in termini di forza e mobilità con cui il paziente si presenta all’operazione ecc.

Tuttavia, secondo l’evidenza scientifica, possiamo fornire una stima generale basata sulle linee guida comuni:

In genere, il periodo necessario per tornare in campo dopo la ricostruzione del LCA può durare da 6 a 12 mesi, con alcune variazioni individuali.

Il processo di recupero può variare notevolmente da individuo a individuo.
Un fattore che in più studi è risultato efficace per una riduzione notevole dei tempi di recupero è la cosiddetta fase preoperatoria, una rieducazione funzionale che consente al paziente di presentarsi all’operazione nella migliore delle condizioni in moda tale da poter recuperare del tempo in fase post operatoria.

Qual è il rischio di farsi male di nuovo?

Le ricerche scientifiche indicano che, nonostante il ritorno in campo sia spesso riuscito con successo, ci sono rischi di recidive o infortuni al LCA. Le percentuali di recidive possono variare, ma alcuni studi suggeriscono che possono verificarsi in una percentuale compresa tra il 5% e il 25%.

Alcuni fattori che possono influenzare la probabilità di recidiva sono:

  1. Livello di attività sportiva
  2. Compliance alla riabilitazione
  3. Forza muscolare e stabilità articolare
  4. Controllo neuromotorio
  5. Utilizzo di misure preventive

Il ruolo fondamentale della Riatletizzazione

La riatletizzazione è un aspetto cruciale (e spesso trascurato) nel processo di ritorno allo sport dopo un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA). Questo approccio personalizzato alla riabilitazione tiene conto delle esigenze specifiche e delle richieste fisiche dello sport che l’atleta pratica.
Ecco alcune ragioni per cui la riatletizzazione è così importante in questo contesto:

  1. Adattamento alle esigenze sportive
  2. Specificità del movimento
  3. Miglioramento della prestazione sportiva
  4. Riduzione del rischio di recidive
  5. Mentalità del ritorno all’attività sportiva
  6. Monitoraggio continuo

La riatletizzazione risulta quindi uno step fondamentale perchè l’atleta possa ritornare in modo sicuro, efficace e performante al proprio sport dopo un intervento di ricostruzione del LCA.

Fonti: 

  • Return to sport after ACL reconstruction – Joshua D HarrisGeoffrey D AbramsBernard R BachDonna WilliamsDave HeidloffCharles A Bush-JosephNikhil N VermaBrian ForsytheBrian J Cole
  • Anterior Cruciate Ligament Return to Play: Where Are We Now? – Lasun Oladeij, Grace Reynolds, Ieri Gonzales, Steven DeFroda
  • Principles of Motor Learning to Support Neuroplasticity After ACL Injury: Implications for Optimizing Performance and Reducing Risk of Second ACL Injury – Alli Gokeler et all

A cura del dott. Mattia Terranova

 

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